❀ Quelle maledette erbacce...


Ho trascorso il pomeriggio a ripulire dalle infestanti la sezione dell’Orto delle Erbe dove cresce la malva. L’anno scorso avevamo seminato delle fave sempre tra la malva per migliorare la qualità del terreno in modo tale da fortificare le piante e limitare la comparsa della ruggine sulle foglie. Effettivamente è andata meglio con le fave e oggi ne ho trovato dei nuovi germogli, anche della borragine, gramigna e achillea. Le ho lasciate dov’erano a fare compagnia alla malva. La gramigna fa bene al terreno e l'achillea potenzia gli oli essenziali contenuti nelle piante.


Mentre guardo le vesciche sulle mie dita penso invece a quelle Asteraceae aggressive e malefiche che ho estirpato. Ho lavorato il terreno con una zappetta a punta, le radici di quelle piante andavano piuttosto in profondità. In superficie il terreno era secco ma pian piano che scendevo seguendo le radici la terra era morbida, ricca di lombrichi.


In un certo qual modo, ho pensato, che in quella striscia di terra non possa crescere solo malva. Cioè non fraintendetemi è assolutamente possibile far crescere solo la malva, ma è la cosa giusta?


Lascio il mio Orto delle officinali per un momento perché sento di dover osservare da più lontano per poter rispondere a questa domanda.


Qualche giorno fa è stata la giornata mondiale della Terra e, nonostante sia una tematica a me così cara, non riuscivo a stare sui social ne a leggere le notizie. Non è possibile che in questa giornata si sia parlato così tanto di statistiche (ma più che altro era un ripetitivo copia-incolla) e di consumo etico, seppur di consumo si trattasse, e una marea di greenwashing ..ma si sa non è tutto oro quello che luccica. Così ho chiuso il pc e messo via il telefono e visto che ero ko a causa della tonsillite - ma questa è un’altra storia - mi sono guardata due documentari. Il primo David Attenborough: una vita sul nostro pianeta e di seguito Il mio amico in fondo al mare. Consiglio la visione di entrambi e in questo ordine.


Consumare in modo consapevole è senza dubbio uno degli aspetti più importanti per salvaguardare il nostro pianeta e le sue risorse, e conoscere i dati fornisce uno sguardo concreto sulla situazione attuale. Ma io penso, in tutta la mia umiltà, che il solo modo per proteggere la nostra Madre Terra è conoscerla; se non c’è comprensione non c’è rispetto e, di conseguenza, non c’è amore.


Così togliendo quelle infestanti cresciute tra la malva ho nuovamente interferito con l’ecosistema di quella terra già irrimediabilmente incrinato da vent’anni di monocolture.


Quando abbiamo cominciato a coltivare quel terreno era secco, duro. Ma col passare degli anni ho potuto notare un intensificarsi di biodiversità: nel nostro frutteto è cresciuto in totale autonomia il tarassaco che quando termina il suo ciclo di fioritura sembra una piccola galassia stellata, mentre le erbe e i fiori che abbiamo seminato e piantato pian piano hanno preso coraggio e sono usciti dai confini dei filari e poi dell’orto, fino a centinaia di metri di distanza. Nella leggerezza di coltivare tante varietà abbiamo contribuito, inconsapevolmente, alla biodiversità dell’ecosistema del nostro terreno e limitrofi.


Ma quelle infestanti che crescono tra la malva, soffocandola, andavano estirpate? Non sono ancora certa della risposta e a questo punto lo lascio alla vostra libera interpretazione. Ma in fondo penso è che quelle Asteraceae siano nate tra la malva per diverse ragioni. In primo luogo, perché ne hanno avuto la possibilità essendoci poco altro tra le piante di malva, nulla ha impedito loro di moltiplicarsi indisturbate. La lavorazione del terreno seppur limitata da parte nostra ha contribuito affinché tornassero in superficie e prolificassero. Per ultimo, ma non meno importante, penso che in certo modo quelle specie di radicchi maledetti stessero mantenendo umido il terreno, e morbido grazie alle loro imponenti radici, a discapito della malva però, che così invadenti, tendono a soffocare.


Quello che è fatto è fatto, i radicchietti sono andati. Ma che da un terreno che era destinato alla coltivazione del grano sia presente ora tanta vita desiderosa di prolificare mi infonde coraggio. Non tutto è perduto! E' possibile ripristinare l’ecosistema del nostro terreno e non solo del nostro. Non sarà lo stesso di prima ma può essere qualcosa di differente e di altrettanto meraviglioso, e soprattutto, in equilibrio in ogni suo elemento.


Imparando a conoscere il mio pezzetto di terra posso capire sempre meglio le sue esigenze e da quella comprensione posso fare qualcosa per porre rimedio agli errori commessi, da noi e da è venuto prima.


Quindi, ho seminato del trifoglio al posto delle Asteraceae. Molto presto toglierò i teli di pacciamatura e ne seminerò ancora. Il mio obiettivo è dare alla malva e alle altre officinali nel nostro Orto gli strumenti per farcela da sole, o quasi. Limitando gli interventi è possibile innescare il cambiamento che il mio terreno anela. E anche io.


Buon Earth Day, everyday.



#agricolturanaturale #earthday

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